Port of Saints

16 Febbraio 2010

il paradosso della morte in vita (o vita in morte)

Archiviato in: Diario — Santo @ 17:04

Sperimento per l’ennesima volta un distacco traumatico. Come già in passato mi era venuto all’occhio il caso per cui non c’è niente di più perduto per sempre dei morti, ma, e questo è il dramma che descrivo: non c’è niente di più perduto in assoluto di chi , pur vivo, per noi è come se fosse morto. Sono, in questi giorni, abitato da fantasmi dei ricordi, come uno sciame di meduse che mi si impigliano addosso e faccio fatica a rimuoverle, e in ogni caso è inutile perchè passati pochi minuti ne arriva un’altra. Come un vascello infestato dai fantasmi faccio fatica a sorridere. Faccio fatica a capire perchè chi qualche giorno fa ancora era il mio compagno adesso sia un estraneo. Di più, un estraneo off-limits, di cui a partire da adesso non saprò più nulla. Ne’ cosa ha mangiato ne’ con chi ha parlato, ne’ perchè ha sorriso ecc ecc.

Si chiama elaborazione del lutto e penso che mai parola fu più appropriata. Perchè questo è, senza troppi giri di parole. Un lutto fottuto.

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