il paradosso della morte in vita (o vita in morte)

Sperimento per l’ennesima volta un distacco traumatico. Come già in passato mi era venuto all’occhio il caso per cui non c’è niente di più perduto per sempre dei morti, ma, e questo è il dramma che descrivo: non c’è niente di più perduto in assoluto di chi , pur vivo, per noi è come se fosse morto. Sono, in questi giorni, abitato da fantasmi dei ricordi, come uno sciame di meduse che mi si impigliano addosso e faccio fatica a rimuoverle, e in ogni caso è inutile perchè passati pochi minuti ne arriva un’altra. Come un vascello infestato dai fantasmi faccio fatica a sorridere. Faccio fatica a capire perchè chi qualche giorno fa ancora era il mio compagno adesso sia un estraneo. Di più, un estraneo off-limits, di cui a partire da adesso non saprò più nulla. Ne’ cosa ha mangiato ne’ con chi ha parlato, ne’ perchè ha sorriso ecc ecc.
Si chiama elaborazione del lutto e penso che mai parola fu più appropriata. Perchè questo è, senza troppi giri di parole. Un lutto fottuto.

