An (under)dog’s (un)life

Sollevo lo sguardo, giorni e giorni ingoiati nel niente. L’ansia del giorno che viene, del nuovo che viene. Qualunque cosa venga non sono pronto, non sono a posto. Non sono felice, non sono forte, non sono niente. Aver pedalato un’ora al giorno non mi ha fatto dimagrire di un chilo, posso sentirla questa frangia medusea aggrappata alle mie ossa come un fungo, come una spugna di mare abbrancata al corallo. E’ destino che muoia con me, l’affettuoso ritorno della massa lipidica come un’onda se appena accenno un passo di corsa, anche se il mio cuore batte più forte perchè forse , in fondo, vorrei ancora vivere. Non aver lasciato la città per questi giorni di ferie. Mi vengono solo cattive idee, come se avessi voluto punirmi. E J. laggiù dorme sonni profondi mentre io sto male, ma poi, farebbe differenza se fosse vicino? Arrivano un paio di sms da Stee , spiagge, panini, chissà cosa. Io sono qui come una faccia dell’Isola di Pasqua e vomito il mio male come fosse tutto lo sporco del mondo. E intanto lunedì si ricomincia il delirio del treno e di questa porca esistenza sacrificata. Per come mi sento adesso manderei affanculo tutti, con un gesto un po’ infantile. Devo trattenermi. Devo pianificare ma non sono bravo a pianificare. Mia madre mi telefona e mi chiede se ho trovato casa a Milano. Click , chiudo la chiamata e vaffanculo anche tu.
Dove sto sbagliando? Perchè sta andando tutto così soavemente a puttane?
Perchè ho passato tre settimane di vacanza da solo a Torino?
Pedalando pedalando pedalando.
PS non mi fate vedere i vostri post sulle vacanze appena trascorse….
