Port of Saints

11 Giugno 2008

Mangifera Indica

Archiviato in: Sogni +o- — Santo @ 20:20

Hades

Attraversi due o tre stanze , e sempre corridoi e sempre queste porte col vetro zigrinato un po’ fumè, a quanto pare non se ne esce. Si tratta di un labirinto strutturato come una casa piemontese signorile dell’800. E se prendi le scale puoi perderti nelle cantine, nell’infernotto. Noti un ragno grosso come un gatto di media stazza che lentamente scende giù da una parete e tira su un paio di antenne alla cui sommità si trovano due sfere, come due grossi occhi d’oro. Un momento, pensi, non può essere un ragno, i ragni non hanno antenne. Ma questa roba qui ce le ha, e le due sfere in cima proiettano un fascio di luce sulla parete, come fosse un proiettore (buona idea per un proiettore robotico semovente del 2035). Hai la sensazione che cambi qualcosa, la luce proiettata nel muro si fa lattiginosa, come se fosse un faro puntato contro la nebbia. Poi capisci, è così che viaggiano. Lentamente dalla nebbia sul muro si fanno strada gli dei dell’Acheronte, in lenta parata. C’è puzza di merda e te ne vuoi andare ma non puoi muoverti perchè rimani incantato dall’apparizione, tra lembi di raso nero e braccia e gambe e artigli e parti del corpo che si intostano come fossero dei sessi intelligenti, dei periscopi di carne provvisti di un occhio uretrale.
Hades sorride. La sua chiostra di denti neri riflette forse la luna come in un pozzo di pece.
Se non te la squagli adesso poi dopo non potrai più farlo. Inbocchi la prima porta e sai che fuori, Londra sarà una liberazione, ti daranno pace le eleganti case di Belgravia.
Decidi per la fuga.

Svegliati. Svegliati.

4 Giugno 2008

Sirenità

Archiviato in: Sogni +o- — Santo @ 18:38

Merboy

Mentre attraverso il ponte su Nørrebrøgade il riverbero del sole sull’acqua del lago mi fa piegare. Saranno i riflessi, la rifrazione dei raggi appena sopra le vorticose spire di cordoni di alghe neri e lunghissimi. Avrò visto bene? Come si apre uno spiraglio il suo volto è lì. Potrebbe essere un ragazzo danese qualunque, i capelli cortissimi, biondi all’inverosimile, gli occhi azzurrissimi. Apre la bocca appena di un centimetro e gli sfuggono due o tre bollicine d’aria. Il suo volo, orizzontale appena sotto la superficie dell’acqua è calmissimo, lento, come fosse una barca rovesciata. Se ne sta a pancia in su e , giustamente, si gode anche lui questo sole meraviglioso. Noto che ha due stelle marine azzurre, piccolissime a copertura dei capezzoli e il suo ventre bianco, piatto, disegnato, rivela venature marmorizzate che fanno pensare all’acquamarina e al colore dei fiordi profondi. E la sua metà inferiore sembra una tuta da ballerino o , assurdità, delle calze a righe lunghissime, fino a metà coscia. Tic , tic , come un segnale, il suo cazzo duro si solleva due o tre volte arrivando a lambire la superficie, dove si creano cerchi concentrici di piccole onde che immediatamente si disperdono.

Penso di correre e di avvicinarmi all’argine, infilare la mia mano in quelle alghe nere e ritirarla via subito dopo , con un mezzo urlo e la bocca sformata, di fronte allo zampillo che esplode dal mio muscolo reciso e all’orrore dell’osso spezzato.

Chiudi gli occhi e dormi.

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